Ballata per il popolo delle cave

OPERA MULTIMEDIALE IN PRIMA ESECUZIONE ASSOLUTA

Sabato, 26 giugno 2010

 

 

Testo e musica di Ramberto Ciammarughi

Un’opera che comprende musica, testo letterario, danza e proiezioni interattive per raccontare la storia dei Picasass che da secoli delineano la morfologia delle nostre valli consegnandoci i fondamenti di un’identità architettonica e culturale, storia di questo territorio.

Giorgio Branca voce narrante
Andrea Longhi danzatore e coreografo
Paolo Pasqualin, Riccardo Chiaberta, Davide Merlino percussioni e pietre sonore
Fabio Facchi, Dario Trapani, Mirko Perello chitarre
Stefano Mora basso
Luca Biada e Mirko Arcese software Kilyka

Una ballata per raccontare. Ballata per il popolo delle cave è la storia di un dialogo fra umili. I più umili fra gli uomini e la più umile fra le materie. È il dialogo lungo secoli fra la roccia e i picasass (i cavapietre), che ha plasmato questa terra, sia nel suo aspetto esteriore che nel suo aspetto interiore, che ne ha condizionato le dinamiche sociali ed economiche. La roccia, quella rimasta a caratterizzare panorami e scorci e ad aspettare il momento in cui sarà tagliata così come quella che è diventata architettura, è ancora lì a raccontare la sua parte di verità, perché essa è fatta per resistere al tempo. Gli uomini invece non durano quanto le rocce, non possono.

Il dialogo, pertanto, è raccontato da un punto di vista particolare, quello più sfuggente. Se è evidente ed immediato che l’uomo ha inciso sulla natura non lo è altrettanto il fatto che la natura ha inciso sull’uomo, su ognuno di quegli uomini. Ballata per il popolo delle cave vuole essere appunto un omaggio, a quegli uomini che si sono confrontati con le dure pareti delle montagne, che le hanno rese diverse da ciò che erano, alle loro mani tenaci e sapienti.

Dei racconti quotidiani dei picasass, dei loro accenti, dei loro volti, a noi non resta nulla, e delle loro fatiche possiamo solo tentare di immaginare l’enormità. Eppure tutto questo è necessariamente filtrato nella sensibilità quotidiana, nel genius loci, di questa terra. Qualcosa di quelle mani screpolate e di quelle schegge di pietra sopravvive, inavvertito nel sentire comune, quasi a non voler disturbare. Non si tratta tanto di pensare alla sapienza artigiana tramandata di generazione in generazione e di giudicare i suoi frutti, ma provare a sentire ed immaginare qualcosa di assai più sfuggente, ossia il peso dell’impegno.
Il fatto che tutto quello che si tenta di recuperare sia estremamente sfuggente, non direttamente attingibile non ne può né deve costituire un freno alla voglia di appropriarsene. Questo spettacolo, che comprende spunti letterari, musica, danza e proiezioni interattive, ripercorre la vicenda dei picasass in maniera non documentaria ma poetica, anche grazie al sistema Kilykà che permette un dialogo concreto fra le varie componenti dello spettacolo e fornisce una consistenza sonora e luminosa a quelle ombre per loro natura evasive. Una tecnologia moderna e sofisticatissima messa in gioco per raccontare qualcosa di estremamente antico e semplice, per indagare il senso riposto di una realtà che per metà è eternata nella roccia e per metà è scorsa via col tempo, il grande divoratore. Una volta di più l’arte cercherà di dialogare con esso, di trattenerlo, per recuperare porzioni di una storia che è una storia locale ma non solo, perché appartiene a quella universale della dignità del lavoro e della fatica. L’arte che per sua natura lenisce o sublima la fatica questa volta le renderà un doveroso, umile e riconoscente omaggio. Un omaggio a tutti quegli uomini il cui nome non suona più. Alla loro umiltà, soprattutto.

Kilykà è un progetto che ha lo scopo di esplorare modelli di interazione tra il linguaggio musicale, quello visuale e quello gestuale, con particolare attenzione al riconoscimento dei contenuti espressivi. Uno spazio interattivo frutto dell’integrazione di una tecnologia di motion capture markerless e di vari motori di rendering che interpretano visivamente e acusticamente i contenuti espressivi generando interattività.

Il software è in grado di analizzare un flusso video proveniente da una telecamera, senza l’ausilio di particolari sistemi di input (tute o guanti midi, marker, sensori ecc), e trasformarlo in dati che in tempo reale descrivono e interpretano la scena inquadrata. Tutti questi valori vengono poi trasformati in musica, immagini e interattività, secondo dei criteri definibili in tempo reale.