Cavalleria Rusticana di Pietro Mascagni

Venerdì, 17 luglio 2015

 

 

Regia di Alberto Paloscia
Drammaturgia e luci di Sergio Licursi
Direttore Massimiliano Piccioli

INTERPRETI

Turiddu Hamadi Lagha
Santuzza Maddalena Calderoni
Alfio Omar Kamata
Lola Luciana Pansa
Mamma Lucia Anna Consolaro

Azione coreografica e danzatrice Giorgia Macchi
Video design Anna Frigo e Michele Innocente (Vertov)
Orchestra Fantasia in Re

Nel 70º anniversario della morte dell’autore livornese, il festival propone un titolo di grande repertorio che perfettamente si inserisce nella imponente cornice della cava di Granito Bianco Montorfano, il cui nome antico, Cava Donna, ci riporta puntualmente a una figura femminile, ora protagonista di questa tragedia siciliana.

Mascagni tra tragedia greca e dramma religioso
di Alberto Paloscia

«Cavalleria rusticana», come scrivono tutti i manuali di storia della musica, ha un ruolo fondamentale nel tortuoso e affascinante itinerario del melodramma e del teatro musicale: quello di inaugurare una nuova corrente, quella del verismo e del naturalismo in musica. La fonte di questo geniale e travolgente atto unico, autentica sintesi tra parola, gesto scenico e musica, è il padre del verismo letterario, Giovanni Verga, con la sua novella e la sua successiva pièce teatrale, costruita sulla presenza carismatica di un’attrice del calibro di Eleonora Duse. Un grande esponente delle avanguardie culturali del Novecento, Alberto Savinio, dopo avere assistito a una recita dell’opera di Mascagni, scrisse una delle definizioni più geniali, paragonando l’atto unico del musicista labronico a una tragedia di Eschilo. Proprio da questa idea sono partito con il drammaturgo e regista Sergio Licursi nella concezione del nostro spettacolo: quella di restituire la sanguigna passionalità e la crudezza del verismo immergendola nell’arcaica sacralità di un rito ancestrale, dove religiosità e paganesimo, il senso di sacrificio e resurrezione proprio della Santa Pasqua si concilia con l’incombente fatalità della tragedia classica, con una Santuzza – grande peccatrice in cerca di redenzione – artefice del tragico destino del suo Turiddu: una sorta di Medea che, amante e quasi madre possessiva, determina con fermezza la fine del suo Turiddu-Giasone. Turiddu diviene così un adolescente quasi inconsapevole del suo destino, una vittima sacrificale schiacciata da una società dove l’elemento femminile e matriarcale diviene elemento dominante. La cava di granito bianco che ci riporta a un primitivismo tragico, rappresenta lo spazio ideale per la messa in scena di questa Cavalleria Rusticana.