Ismael Ivo in “Atlante”

DANZA

Sabato, 25 luglio 2009

 

 

Coreografie di Ismael Ivo
Idea di Maddalena Calderoni
Soggetto di Andrea Longhi
Musiche di Gioacchino Rossini, Arvo Part, Ramberto Ciammarughi, Bjork
Voce di Maddalena Calderoni
Lighting designer Nevio Cavina

La caverna è da sempre stata vista e percepita come luogo mitico, come ventre cosmico, come luogo originario ed iniziatico. Questa produzione di Tones on the Stones porta lo spettatore proprio in questo luogo arcano e mitico e lo mette di fronte al dialogo fra la pietra – eterna, immobile, grave di silenzio – e la creatura vivente – finita, mobile, sonora. Un cubo – solido più imperfetto della compiutissima sfera, ma più perfetto di tutti gli altri, anch’esso carico di significati simbolici fortissimi – un cubo vuoto, sottratto al ventre della montagna, al termine di una lunga galleria, è il luogo della performance. Al suo interno un secondo cubo, più piccolo, quasi impercettibile nella sua presenza, ospita una figura sofferente, che lotta.

È Atlante, il titano, figlio di Zeus, figura emblematica di questo dialogo fra mutabile e immutabile, lui che, vivente, sostiene la volta celeste sulle sue spalle, ed è poi mutato in pietra, condannato a reggere il celestiale peso in eterno. Nei suoi panni uno dei massimi interpreti della danza contemporanea, Ismael Ivo. Nello spettacolo il mito viene ripercorso nel suo svolgersi, dalla condizione di partenza fino alla definitiva immobilità ed al silenzio. Lo spettatore resta così preso fra le evoluzioni e il dramma di Atlante e la nuda roccia alle sue spalle. Ed è anche un percorso che lo porta a mettere a confronto la radice mitica del cosmo e la modernità della sua condizione e della sua presenza. E nessun luogo è più adatto di una cava a far a scenario a questo mito, perché la cava è un luogo dove la fatica della condizione umana è palpabile, resa visibile. Uscire dalla caverna equivale quindi ad uscire dal mito, dalla condizione della fatica, dello sforzo, vuol dire rientrare nel nostro mondo, volgendo gli occhi verso la volta celeste del cui segreto equilibrio si è appena avuta la spiegazione. Vuol dire anche tornare al mondo, ri-nascere, col pensiero che i titani non sono morti, ma solo mutati in forme fisse e visibili, e che accompagnano la nostra esistenza. È davvero, come si diceva prima, un percorso iniziatico: andare a ritroso nel mito per avere un nuovo accesso al nostro mondo, la cui chiave di volta è il, troppo spesso dimenticato, silenzio assoluto.

Questa è, almeno, la consegna di Atlante.