Macbeth di William Shakespeare

TEATRO
NUOVA EDIZIONE PER TONES ON THE STONES

Sabato, 17 luglio 2010

 

 

Progetto ed elaborazione drammaturgica di Elena Bucci e Marco Sgrosso
Regia di Elena Bucci

INTERPRETI
Elena Bucci (Lady Macbeth)
Marco Sgrosso (Sir Macbeth)

e con Vladimir Aleksic (Ecate), Renato Avallone (Seyton, Drama), Maurizio Cardillo (Duncan, Portiere, Maria), Andrea De Luca (Macduff, Caterina), Roberto Marinelli (Banquo, Amanda), Filippo Pagotto (Malcolm, Ermelina).

Progetto luci Maurizio Viani
Adattamento luci per lo spazio aperto Matteo Nanni
Musica dal vivo Dimitri Sillato
Suono Raffaele Bassetti

Uno spettacolo fortunato e di grande suggestione viene ricreato per questa edizione di Tones on the Stones. Macbeth è uno dei testi capitali della cultura occidentale, che indaga la passione per il potere ed il concetto stesso di brama, di ambizione, che affronta il delitto, che scandaglia le profondità del rimorso e dei meccanismi più complessi della psiche, il potere della menzogna e del subdolo inganno.

Macbeth e sua moglie progettano il crimine, lei mette la volontà, lui la mano, ma del frutto sperato non potranno giovarsi, lui dilaniato dal rimorso, lei divenuta folle. Macbeth è uno dei testi più duri e cupi di Shakespeare: le due figure colossali dei protagonisti spargono un’ ombra sinistra su tutti gli altri personaggi. Non c’è appello: è la facilità dell’uomo alla debolezza e all’omicidio e al calcolo a lasciare sgomenti. È la banalità del male, per citare una superba voce del Novecento. Il male che attanaglia i due protagonisti è una smania che li porta a violare anche le regole della morale, dell’essere uomini. La tenebra in cui si svolge l’azione altro non è che visibile metafora del buio spirituale della regale coppia, una tenebra che più viene sfuggita e più si fa soffocante e stretta e che è percorsa da fremiti e richiami fatali.

Nel generare attrito fra i piani del reale, dell’irreale, del possibile, dell’umano e del ferino che Shakespeare scatena, un ruolo rilevante ha il suono che non suona, la parola che esce monca o rimane raggelata. È una tragedia in cui il silenzio a volte è più dirompente della parola. Lo aveva intuito bene Verdi nella sua opera. In questo ripensamento del suo spettacolo che la Compagnia Le Belle Bandiere (con il prezioso contributo delle musiche dal vivo di Dimitri Sillato e delle luci di Maurizio Viani) propone a Tones on the Stones l’ambiente naturale diviene elemento essenziale alla definizione del clima della tragedia, coi suoi piani nudi ed incombenti, con il suo essere fuori dal tempo, una materia nuda , fredda e sterile, che respinge l’uomo e lo lascia solo, minuscolo e miserevole.

Il lavoro che qui si presenta è frutto di un ripensamento collettivo della Compagnia del testo shakespeariano, un suo concentrato, che parte da un iniziale carattere di teatro di piazza e giunge ad una dimensione corale ed accorata di ricerca delle verità ultime dell’uomo precipitato nei suoi abissi, sull’uomo che nella caduta trascina con se potere, brama – doloroso compito, ma necessario, quello di inseguire la verità dopo che nella tragedia tutto è andato franando, quando restano solo le macerie e nulla sussiste più. Doloroso compito, ma carico di promesse.