Mozart on the Stones: la magica notte di Wolfy

MUSICA, TEATRO E DANZA

Sabato, 30 luglio 2011

 

 

Produzione esclusiva di Tones on the Stones
Idea di Maddalena Calderoni
Regia di Stefano Monti
Con la partecipazione straordinaria dei Sonics – Compagnia di danza acrobatica

Marco Boni dirige la Tones on the Stones Orchestra

E con
Tullia Bellelli
soprano lirico leggero
Maddalena Calderoni
soprano drammatico
Alejandro Escobar
tenore
Mauro Bonfanti
baritono
Giovanni Tarasconi
basso

Video Mapping a cura del Politecnico di Torino e Teslacoop

(Video mapping: fusione tra arte e tecnologia. Questa ultima frontiera dell’interactive-design consente la proiezione di immagini su superfici reali per conseguire effetti in 3D)

Anche quest’anno Tones on the Stones propone ai suoi spettatori uno spettacolo ambizioso, nel quale il suggestivo scenario diventa protagonista attivo dello spettacolo, grazie alle suggestioni e alle peripezie di un abile gruppo di danzatori acrobatici e alle possibilità di raffinate soluzioni illuminotecniche e di proiezioni video di grande suggestione.

Gigantesco protagonista di questo spettacolo sarà Mozart: Johannes Chrysostomus Wolfgangus Theophilus per chi compilò il registro di battesimo, Wolfgang Amadeus per tutti, Wolfy per la direttissima moglie Constanze. Già, la moglie, l’affetto più importante, il grande e tenero amore di tutta la non lunga esistenza del compositore di Salisburgo. Proprio lui, che tanto teneramente seppe sempre devotamente conservare un solo amore, è in realtà uno dei più grandi esploratori di tutte le sue possibili declinazioni e sfumature: da quelli più accesi a quelli più delicati, dal candore quasi infantile alla saggezza dell’amore consumato, o di quello che consuma, Mozart ha saputo esplorare tutti gli aspetti della condizione amorosa.

Quello di Mozart è un caso felice. Egli che, insieme ad Haydn, rappresenta lo stile che definiamo classico, che è il classico per eccellenza, ha un linguaggio che parla a tutti. Il suo enorme rilievo storico ha la sua ragione proprio nel fatto che Mozart ha saputo calare, in questo linguaggio musicale impareggiabile una superba capacità di penetrazione nell’animo umano, che è appartenuta nella storia pochi autori: Omero, Shakespeare, Vermeer. Balzac, per citarne alcuni.

Quello a cui assisteremo sarà, in realtà, proprio un viaggio dentro la personalità di Mozart, attraverso le sue musiche, presentate in una maniera che vuole tentare di cogliere nessi sottili, imprevisti. Attraverso arie da opere (“Die Zauberflöte” e “Don Giovanni”, “Così fan tutte” e “Idomeneo”, “Le Nozze di Figaro” e “Die Entführung aus dem Serail”), celebri brani del repertorio sinfonico (Sinfonie 40 in sol minore e 41 in Do Maggiore, Eine Kleine Nachtmusik e Sinfonia 25 in sol minore) e un brano dall’incompiuto “Requiem”, ordinati a formare un percorso più suggestivo che narrativo, percorreremo tutte le traiettorie dell’emotività, del dialogo fra gli esseri umani e del dialogo che essi intrattengono con sé stessi e con la vita.

Scopriremo con Mozart tutte le meccaniche del sentimento amoroso. Proprio a dare consistenza visibile a queste dinamiche sarà la cava stessa, luogo dell’esecuzione, e i meccanismi di estrazione della roccia daranno la rappresentazione dello scavo dentro la nostra interiorità, al quale tutti, volenti o nolenti, siamo chiamati continuamente, nel corso dell’esistenza. Diceva il compositore che «viviamo in questo mondo per imparare e per illuminarci l’un l’altro».

Siamo sicuri che non si offenderà se ci serviremo della sua musica, tanto più grande di noi, per comprendere qualcosa di più su noi stessi, se usiamo liberamente il frutto del suo ingegno per trarne un’illuminazione che da soli forse non riusciremmo ad attingere. Anche a questo serve l’arte: a ricordarci che qualcuno ha vissuto prima di noi e ci ha lasciato qualcosa. Forse sbagliava un po’, Mozart quando diceva che «la nostra ricchezza muore con noi, poiché l’abbiamo tutta nella nostra testa e nessuno potrà sottrarcela, a meno che non ci taglino la testa e allora… non ci occorre più nulla». Forse questo è vero per noi; molto meno per lui, evidentemente. Lui è Mozart; così grande eppure così umano e simile a noi; quasi un amico al quale si ha pudore a chiedere, perché si sa che prima o poi ci dirà comunque tutto. Lui è Mozart, un amico che ci sembrerà di vedere vicino; così vicino che, una volta tanto, ci prenderemo la libertà di chiamarlo, anche noi, Wolfy.
E siamo sicuri che neanche stavolta si offenderà.

Viviamo in questo mondo per imparare e per illuminarci l’un l’altro
W.A. Mozart